un romanzo poetico sulle difficoltà del vivere assieme, tra etnie diverse e non solo

All’indomani dell’indipendenza del Kosovo, in un piccolo paese sul confine si tengono le elezioni per il sindaco. Gli albanesi sono 1362, i serbi 1177. Cosa accade se a essere eletto è un serbo che vuole andare d’accordo con gli albanesi? Succede che a Belgrado non va per niente bene, e mandano un nuovo sindaco che continui a soffiare sul fuoco della rivalità etnica. Il suo arrivo non porta solo scompiglio politico, ma stravolge le vite dei protagonisti. Quella di Miroslav, il sindaco eletto, forse nato nell’angolo sbagliato del pianeta, visto che detesta i toni accesi ed è terrorizzato dai conflitti. Quella di Nebojša, spedito dalla capitale per fare l’antagonista obbediente e salvarsi da un passato pieno di ombre, e che invece fa deflagrare gli ingranaggi di un sistema assurdo. Quella di Ludmila, la ragazza che credeva nell’amore e per questo era stata considerata pazza, Ludmila che si difende dalla realtà mandando a memoria le vite degli altri e inventando filastrocche. A partire da un fatto realmente accaduto, Elvira Mujcić dà vita a una storia emozionante dove i personaggi combattono per sfuggire il destino che la Storia, la politica o i benpensanti disegnano per loro. Il passato recente, la guerra mai capita e mal conclusa, i rancori e le manipolazioni pesano su di loro, che però lottano per rimanere fedeli a sé stessi. Mostrandoci così che un futuro migliore può sempre sorgere anche nelle condizioni più avverse, grazie a singoli uomini e donne, a dispetto dei governi.

Elvira Mujčić viveva con la famiglia a Srebrenica. Suo padre e suo zio , presagendo il peggio, erano andati a chiedere protezione ai Caschi Blu. Di loro non si era più saputo niente e a lungo la madre di Elvira aveva sperato che fossero riusciti a scappare, a nascondersi, a sopravvivere. Elvira aveva 15 anni. con la madre e i fratellini fuggirono dapprima in Croazia e poi in Italia. “Al di là del caos” è il racconto autobiografico di Elvira. Non è il racconto di ‘quei’ giorni- a Srebrenica Elvira tornerà, ma dopo, per ricomporre gli spezzoni della sua vita. È piuttosto il racconto degli anni da immigrata, la storia di una ragazzina e poi di una giovane donna coraggiosa, intelligente, con tanta voglia di studiare, di sapere, una passione per la letteratura e per la musica. Elvira Mujčić ci parla delle difficoltà di integrarsi, del sentirsi estranea, delle amicizie e dei primi amori, dei viaggi all’estero con gli amici, dei libri che ha letto, delle canzoni che hanno ritmato i suoi giorni. E poi torna in Bosnia. A Sarajevo, prima. Le manca il coraggio di arrivare a Srebrenica. È sulle tracce del tempo perduto, niente è più come prima, alcuni parenti sono rimasti, altri sono stati inghiottiti dalla guerra. Ed Elvira si sente straniera nella sua terra.

La Storia che sta dietro al romanzo

Il contesto di cui si nutre il conflitto messo in scena nella Buona condotta è la auto proclamazione della Repubblica del Kosovo nel febbraio 2008. Uno stato abitato da albanesi e serbi riconosciuto da molti Stati, ma non dalla Serbia, da cui la nuova entità politica si è staccata con una decisione unilaterale e con cui confina. Una storia ancora senza pace, ma che nel romanzo di Elvira Mujčić, lascia aperta la porta alla speranza.